E’ un viaggio molto vecchio, lo so, ma i ricordi ci sono ancora e soprattutto ci sono i miei “diari”, quelli che scrivo day by day che mi aiutano a ricordare e, soprattutto, ci sono le foto. Quindi eccomi qui, a raccontare del viaggio con tappa a Chicago ma meta finale Hawaii, questa volta non siamo soli ma con il nostro gruppo di amici di una vita, quindi sarà bellissimo!
Il volo parte comodo, da Linate per Londra e da qui per Chicago. L’aereo, della American Airlines ha un aspetto molto vintage così argentato (bello, ma speriamo che la parte meccanica non sia vintage!) e anche gli stewdard e le hostess hanno un aspetto un po’ vintage, tutti piuttosto in là con gli anni! Comunque il viaggio va bene, è l’arrivo a Chicago che ci manda in ansia! Il comandante ci avvisa che dobbiamo prepararci ad un atterraggio di emergenza. Ci spiegano come metterci seduti e ci fanno togliere gli occhiali. Quando dovremo scendere, tutto dev’essere lasciato a bordo… Silenzio di tomba. Ci si guarda in faccia e nel dubbio chiedo agli amici se ho proprio capito bene. Si ho capito bene… L’avvicinamento a Chicago dura un tempo infinito, giriamo sopra la città per finire il carburante e intanto penso che: uno, non voglio prendere la posizione che suggeriscono perché stare con la testa in giù, nascosta tra le gambe, mi fa soffocare ancora prima di impattare col suolo; due, non può essere arrivata la mia ora perché ho ancora un sacco di cose da fare e non è possibile finire così; tre, se atterriamo mi porterò nella tasca dei pantaloni passaporto, cellulare e magari qualche dollaro (che già preparo). Dopo 15 minuti dall’annuncio tocchiamo terra, tutti ci teniamo forte, aspettando il peggio, invece va tutto bene, vediamo sfilare ai lati della pista (lunghissima) decine di ambulanze e di camion di vigili del fuoco… E così parte un applauso generale, qualcuno nei sedili dietro singhiozza, tutti riprendono a parlare. Pare che il problema fosse una spia dei flap che segnalava una anomalia ma non era chiaro se fosse un contatto o un vero malfunzionamento (almeno, questo è quello che ci dicono).
All’uscita non troviamo lo shuttle che dovrebbe portarci in hotel perché ci hanno cambiato la pista di atterraggio, spostandoci su quella più lunga dell’aeroporto, quindi dopo varie telefonate, riusciamo a farci recuperare (era già pagato!) e arriviamo in Hotel, stravolti. Subito a letto, domani comincia la vacanza. Non voglio pensare al volo che ci aspetta tra 3 giorni, sempre con la stessa compagnia aerea, che ci dovrà portare a Honolulu… Ad indennizzo per lo spavento, ci regalano un pacchetto di miglia, sinceramente non so se le userò mai (e in effetti, oggi posso dire che non le ho mai usate né ho più volato con quella compagnia aerea).
La mattina seguente decidiamo di fare un giro in barca di un’ora sul Chicago River, per farci un’idea della città. Il tempo è splendido e i grattacieli che si specchiano gli uni negli altri e nel fiume, sono bellissimi. Già mi piace da pazzi questa città!
Quindi ci dirigiamo verso il Millennium Park, una piacevole area verde e museo a cielo aperto, ricco di opere d’arte e strutture disegnate da grandi architetti.
Andiamo subito a vedere il Cloud Gate il “fagiolone” in acciaio, realizzato nel 2004 da Anish Kappoor che, per realizzarla, si è ispirato alle proprietà del mercurio liquido. È composta da 168 lastre in acciaio, fuse e lucidate fino a far sparire tutte le giunture, per ottenere un perfetto effetto a specchio. La scultura riflette e deforma tutto ciò che la circonda, dalla moltitudine di turisti allo skyline di Chicago e rappresenta un’ottima opportunità fotografica.
Ci muoviamo all’interno del Millennium Park cercando di vedere quanto più possibile, dalla Crown Fountain, in cui ovviamente entro subito nella vasca d’acqua per rinfrescarmi in compagnia di bimbi che giocano e di altri turisti (perché fa già piuttosto caldo!), al PB il Pedestrian Bridge creato da Gehry che ci porta all’Auditorium, sempre opera sua.
Siamo all’interno di quello che viene chiamato Loop, il cuore storico del centro di Chicago, famoso, oltre che per i suoi grattacieli, anche per la sua metropolitana sopraelevata. Il nome, deriva dal caratteristico anello di binari ferroviari sopraelevati che racchiude l’isolato principale. Quindi proseguiamo il nostro giro per le vie di Chicago. Nei nostri vagabondaggi, troviamo sculture di artisti famosi, come il Flamingo, di Alexander Calder in acciaio verniciato rosso che spicca tra gli edifici scuri che la circondano, o la Monument with standing Beast di Dubuffet o il Chicago Picasso (una scultura il cui significato è ambiguo: donna o levriero afgano?) o ancora il Four Season di Chagall, un mosaico composto da migliaia di tessere di oltre 250 colori diversi, insomma sembra di stare in un museo a cielo aperto!
La meta successiva è la Wills Tower o Sears Tower alta 442 metri e, se si includono anche le antenne, arriva a 527 metri. Il nostro fine e quello di salire allo Sky Deck e fare le foto dai balconi trasparenti che si protendono per 1,50 metri all’esterno al 103° piano. La sua struttura a gradoni serve (oltre che per esigenze di metrature diverse degli spazi interni, per migliorare il comportamento dell’edificio nei confronti del vento. Comunque l’idea di salire qui non è stata solo nostra, la coda è di 2 ore!! Però, quando si è in cima, la vista sulla città è incredibile, a 360°, e salire sui quei balconi trasparenti, beh, un po’ di effetto lo fa, e si che io non soffro neanche di vertigini, ma preferisco stare seduta!
La sera vorremmo passarla al Navy Pier, il più famoso molo di Chicago che ha un giardino botanico in un atrio di vetro alto 6 piani, i Crystal Gardens. La passeggiata per raggiungerlo è molto piacevole, lungo il fiume. Quando arriviamo, ci accorgiamo che è praticamente come un luna park e c’è veramente troppo caos per i nostri gusti, e allora decidiamo di fare solo un giro, scattare qualche foto e spostarci nuovamente in città, troveremo pure un posto tranquillo dove cenare, no?
E in effetti un posto per cenare tranquilli, all’aperto, lo troviamo, in una piazzetta, sotto i grattacieli illuminati che ci fanno da quinta teatrale, mi piace!
Il giorno seguente abbiamo una nuova meta: il Museo di Arte Moderna, in ogni città che visitiamo, il museo di arte moderna e contemporanea è una delle nostre tappe d’obbligo. Mentre lo visitiamo, piove a dirotto, lo avevano previsto stamattina in tv e io mi sono portata il fido “impermeabilino” che viene buono quando ci dirigiamo verso il Magnificent Mile. A dire il vero, l’impermeabile non basta, piove forte e dobbiamo ripararci in un grande magazzino per asciugarci un po’ ed aspettare che finisca. Finalmente raggiungiamo Il Magnificent Mile. I negozi sono belli come ci si aspetta che siano quelli delle grandi firme che sono tutte raggruppate in questo miglio. Camminiamo fino a raggiungere il John Hankock e poi torniamo indietro. Saliamo alla Trump Tower dove c’è un ristorante per vedere se è possibile prenotare, ci sarebbe piaciuto cenare fuori, sulla terrazza, ma oggi c’è troppo vento, e allora niente, a casa!
Domani lasceremo la Windy City, e voleremo alle Hawaii.
Considerazioni
Città splendida Chicago, mi è piaciuto tutto, il fiume, il lago, le opere d’arte sparse per la città, il Millennium Park, luogo di aggregazione e cultura, la metropolitana sopraelevata così retrò, le architetture dei grattacieli, persino le scale antincendio sulle pareti delle case che sembrano veramente quelle dei film in cui ti aspetti sempre che qualcuno scenda a precipizio scappando da una finestra!
So che l’inverno è veramente freddo e che i venti provenienti dal Lago Michigan abbassano notevolmente la percezione termica. Ecco, forse se l’avessi visitata in inverno, sarei stata meno entusiasta…