Hawaii

Americhe · Stati Uniti

Hawaii

2013

Atterriamo a Honolulu dopo circa 9 ore di viaggio. Questa volta il volo è andato bene, nessun falso allarme che ci mandasse in ansia come nell’atterraggio a Chicago. Scopriamo che nei voli interni, anche se lunghissimi, offrono solo da bere, già allora (il viaggio è del 2013), negli States, le compagnie erano “risparmiose”, adesso è una cosa normale ma lì, ci aveva preso di sorpresa.

Arrivati a Honolulu isola di Ohau, ritiriamo la macchina e il pullmino che ci porta al deposito Dollar ci spara nelle orecchie una musica hawaiana a palla! Cominciamo a ridere, perché già siamo storditi dalle ore di volo e questa musica ci dà il colpo di grazia!

La mattina dopo colazione, usciamo per passeggiare a Honolulu, una città con grattacieli appena dietro la spiaggia di Waikiki, non certo il paradiso incontaminato che uno è portato a credere sia, visto che siamo alle Hawaii!

Spiaggia Waikiki
Spiaggia Waikiki
Diamond Head da Waikiki Beach
Diamond Head da Waikiki Beach

Facciamo un giro al Diamond Head, un grande cratere vulcanico poco lontano da Waikiki Beach, saliamo con la macchina, ma non facciamo il sentiero che porta fino al bordo del cratere perché è ormai mezzogiorno, fa caldo, ed è tutto al sole. Però è un peccato…

Me and Diamod Head
Me and Diamod Head
Diamond Head (dal web)
Diamond Head (dal web)

Proseguiamo il giro in macchina fino a Kailua Beach e sulla strada ci fermiamo in diversi punti panoramici. In uno di questi, con incredibili rocce levigate, si capisce come la lava sia scesa in modo fluido, creando un paesaggio non aspro, sembra quasi “morbido”, in compenso il mare è bello tosto. Riusciremo a fare qualche bagno?

Sulla strada per Kailua Beach
Sulla strada per Kailua Beach
Sulla strada per Kailua Beach
Sulla strada per Kailua Beach

E si, si possono fare bagni, basta trovare il posto giusto, e la spiaggia di Kailua lo è! L’acqua è calda e turchese e due bagni non me li leva nessuno! Ci sono le docce sulla spiaggia e quindi prima di pranzare possiamo docciarci e renderci presentabili. Scegliamo di andare da Buzz’s, una steak house appena dietro la spiaggia (veramente buona), e poi c’è stato anche Barak Obama!

Targa della President ‘s table
Targa della President ‘s table
Kailua Beach
Kailua Beach
Kailua  Beach
Kailua Beach

Proseguiamo verso il tempio buddista Byodo-in costruito per commemorare il centenario dei primi immigrati giapponesi alle Hawaii che è una replica, in scala più piccola, dell’omonimo tempio presente in Giappone. E’ un luogo in cui c’è una gran pace e si parla sottovoce anche se si è all’aperto.

Byodo-in
Byodo-in

Sulla via del ritorno ci prendiamo una grande acquata (ne prenderemo parecchie!) ma poi vedremo anche uno splendido arcobaleno per cui, arrivati a casa, si va di corsa in spiaggia a vedere il tramonto!

Tramonto sulla spiaggia di Honolulu
Tramonto sulla spiaggia di Honolulu

Una giornata la dedichiamo a Pearl Harbour. All’ingresso c’è un filmato che spiega l’accaduto e che io ignoravo: un telegrafista si accorse che stavano arrivando degli aerei, ma il generale a cui passò l’informazione, credeva si trattasse di una esercitazione dalla California… Così, per un “misunderstanding” è avvenuto l’attacco e tutto quello che ne è conseguito. Si esce un po’ provati da questa visita, in cui sei circondato da corazzate, sottomarini, bombe, cimeli e morti che sono ancora intrappolati nella “USS Arizona Memorial” che giace in fondo alla baia. Scopri anche come vivevano nei sottomarini: gli orologi (tondi e grandi, sulle pareti del sottomarino) che avevano 24 ore, perché là sotto si perdeva il senso del tempo, le foto delle ragazze appese di fianco alle cuccette per dare un minimo di senso di normalità e gli scritti e la firma della resa nipponica sulla U.S. Missouri.

Foto vicino a una cuccetta
Foto vicino a una cuccetta

Rientriamo a Honolulu, stasera, per alleggerirci l’animo, c’è uno spettacolo di Hula (la danza tipica) in piazza, davanti alla spiaggia. Prima però, passiamo da Bailey’s Antiques and Aloha Shirts, negozio di camicie Aloha, che possiede la collezione più ampia di tutte le isole. Non abbiamo comprato nulla (alcune erano veramente carissime) ma è stata comunque una visita interessante, sembrava di stare nel guardaroba di Magnum P.I.!

Camicie da Bailey’s Antiques and Aloha
Camicie da Bailey’s Antiques and Aloha

Andiamo quindi sulla spiaggia e prendiamo posto, seduti sull’erba, ci lasciamo coinvolgere dalle musiche e dalle danze delle fanciulle che sono bravissime, e giovanissime. Mi piacerebbe imparare a muovermi come loro, non sembrano tanti passi, chissà se alla fine della vacanza avrò imparato qualcosa!

KAUAI

La mattina seguente partiamo per Kauai con un volo di 50 minuti. All’arrivo il tempo è proprio brutto, nuvoloso e caldo, recuperiamo la macchina e andiamo verso l’hotel Koloa Landing at Poipu dove scopriamo di avere uno splendido appartamento (non saremo sempre così fortunati), le nostre ricerche su booking questa volta sono andate bene. Decidiamo di goderci il luogo aspettando che il tempo, speriamo, migliori. E in effetti migliora, così troviamo uno splendido posto dove fermarci per pranzo, sull’oceano, circondato da erbetta verdissima, fiori e palme e da dove si possono guardare le evoluzioni dei surfisti, certo che oggi l’oceano è proprio arrabbiato…

Garden Beach Restaurant
Garden Beach Restaurant
Surfisti davanti al ristorante
Surfisti davanti al ristorante

Con il sole, la voglia di esplorare si ripresenta, così ci dirigiamo verso lo Spouting Horn, una delle meraviglie naturali più iconiche di Kauai, situata sulla costa meridionale di Poipu. Vediamo incredibili getti di acqua di mare che attraversano un tubo di lava naturale e vengono proiettati verso l’alto formando spruzzi di altezze diverse in base alla forza delle onde. Il suono dell'acqua che corre attraverso la stretta apertura crea un rumore sibilante o ruggente. Una leggenda narra che una lucertola gigante una volta sorvegliasse questa costa e fosse intrappolata sotto la roccia lavica. Certo la lucertola non c’è, ma comunque i rumori sono un po’ raccapriccianti, a dire il vero! Ovunque ci sono cartelli che raccomandano di non avvicinarsi troppo per il pericolo di venire risucchiati e noi stiamo a distanza di sicurezza!

Spouting Horn
Spouting Horn
Spouting Horn
Spouting Horn

Camminando lungo un sentiero che parte dal grand Hyatt Hotel, raggiungiamo una spiaggia con onde enormi, la Shipwreck beach. E’ un luogo utilizzato per il surf (per quelli bravi) ed è fortemente raccomandato non fare bagni, ma semmai fermarsi in spiaggia a guardare onde e tramonti.

Shipwreck Beach
Shipwreck Beach

Da qui inizia il Mahaulepu Heritage Trail, una grande escursione per esplorare la costa altrimenti inaccessibile. C’è da dire che tutta Kauai è un’isola ricca di percorsi da fare a piedi o in bicicletta, ma noi non siamo dei grandi appassionati di trekking e quindi so già che faremo degli “assaggi” di percorsi, senza mai arrivare fino alla fine. E comunque questo “assaggio” del Mahaulepu Heritage Trail, ci regala delle viste spettacolari con un vento che rende difficile stare in piedi sulla roccia e che porta l’odore dell’oceano nelle narici.

Lungo il Mahaulepu Heritage Trail
Lungo il Mahaulepu Heritage Trail
Lungo il Mahaulepu Heritage Trail
Lungo il Mahaulepu Heritage Trail

Il giorno seguente ci dirigiamo verso Waimea Canyon, saliamo lungo la State Hwy 550 e ci fermiamo a tutti i Lookout che incontriamo. Le viste sono incredibili, ci sono montagne rosse e verdissime con vallate profondissime, uno spettacolo per gli occhi!

Mentre saliamo al Waimea Canyon
Mentre saliamo al Waimea Canyon
Digressione mentre saliamo al Waimea Canyon
Digressione mentre saliamo al Waimea Canyon
Waimea Canyon
Waimea Canyon

Quando arriviamo in cima, all’ultimo lookout, abbiamo la vista sulla Na Pali Coast: è di una bellezza da togliere il respiro! Non ci sono parole, stiamo a guardare e a riempirci gli occhi di quelle meraviglie. Domani faremo un giro in elicottero e sono super felice pensando alle bellezze che vedrò.

C’è un sentiero che parte dal lookout e che scende nella foresta, ne facciamo un pezzetto, il solito “assaggino”, scattiamo foto e torniamo indietro. So che questo sentiero sarebbe sceso fino ai piedi della Na Pali e ci vogliono due giorni di percorso (non cosa per noi pigroni).

Na Pali Coast dal Kalalu Lookout
Na Pali Coast dal Kalalu Lookout
Na Pali Coast dal Kalalu Lookout
Na Pali Coast dal Kalalu Lookout
Sentiero  dal Kalalu Lookout
Sentiero dal Kalalu Lookout

Lasciamo queste meraviglie e scendiamo a valle, la nostra meta sono le Barking Sands (una spiaggia ai piedi della Na Pali Coast), nome buffo per indicare il particolare rumore, simile ad un abbaio, che la sabbia produce quando viene calpestata in condizioni di secchezza, succede a causa della forma e della composizione dei granelli di sabbia, ricchi di granuli di quarzo e frammenti di conchiglie.

Sappiamo che è una zona non facile da raggiungere perché la strada sterrata è sabbiosa e, se non guidi una macchina 4x4, diventa difficile percorrerla e in più c’è una base militare della Marina degli Stati Uniti. Noi non abbiamo il 4x4 ma ci proviamo lo stesso, semmai ci fermeranno le sabbie o la Marina USA. Seguiamo la strada fino ad un punto in cui la sabbia comincia ad essere veramente troppa, così ci fermiamo, saliamo su una duna e dietro la boscaglia vediamo il mare. Scendiamo e restiamo senza fiato… chilometri e chilometri di spiaggia con 3 macchine (lontanissime da noi) e forse 10 persone. Uno spettacolo! Subito bagno (finalmente!), acqua calda e trasparente, un po’ di corrente, però stiamo tutti a riva, non ci sono life guards ed è segnalata come una spiaggia pericolosa giusto per le correnti di risacca, così giochiamo a farci trasportare dalle onde nella parte più vicina a riva. Non sarei più uscita!

Barking Sands
Barking Sands

Giusto per la cronaca, io il suono “simil abbaio” non l’ho sentito, forse non era la giornata giusta o forse non ho le orecchie buone… ma non è che mi interessi più di tanto, quello che ho visto mi ha appagata. Che giornata!!

Il giorno seguente ci aspetta una cosa per cui ho studiato molto, il giro in elicottero sulla Na Pali Coast. Tra tutti i possibili tour, ne ho trovato uno che si ferma anche alla cascata di Jurassic Park, e quello abbiamo prenotato. Dura 50 minuti, più degli altri e costa di più, ma sono certa che ne valga la pena. Sono molto emozionata, un po’ perché andare in elicottero mi emoziona sempre un po’ e un po’ perché mi aspetto delle viste da sballo! Il tempo è splendido, c’è vento e il cielo è terso. Alla partenza ci danno delle sovrascarpe per non contaminare il luogo in cui scenderemo e delle magliette nere che non si vedono nei vetri dell’elicottero così le foto vengono senza riflessi (molto bene!). Certo che siamo ben brutti tutti con le maglie over nere e i piedi dentro ai preservativi!

Alla partenza, per farci sentire a nostro agio, nelle cuffie parte la musica di 007, così nessuno più pensa che magari la partenza fa un po’ effetto perché sembra sempre che tu vada a sbattere invece di alzarti in volo!

I paesaggi che scorrono sotto i nostri piedi sono pazzeschi e la discesa alla cascata è veramente un salto indietro nel tempo, in mezzo alla natura incontaminata, solo noi e il frastuono della cascata. Mi aspetto che compaia un dinosauro da un momento all’altro!

Atterrati alla cascata
Atterrati alla cascata
Cascata di Jurassic park
Cascata di Jurassic park
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast
Na Pali Coast rientrando verso l’eliporto
Na Pali Coast rientrando verso l’eliporto

Che posto pazzesco! Sorvolando ho visto battelli che facevano il giro per vedere la Na pali Coast dal mare, avrei voluto fare anche quel giro, ma non ci resta tempo, domani dobbiamo partire per Big Island.

Finiamo la giornata raggiungendo Ke’e Beach subito sotto la Na Pali Coast dalla parte opposta rispetto a Barking Sands, una bella spiaggia, protetta. Qui ho bevuto un buonissimo latte di cocco direttamente dal frutto, aperto col machete da due nerboruti ragazzi hawaiani che ne avevano un pick up pieno.

Ah, dimenticavo, aspettando l’ora per partire con l’elicottero, abbiamo fatto una gita al Fern Grotto, una grotta di roccia lavica ora ricoperta da felci e vegetazione ricchissima che si raggiunge navigando il fiume Wailua. Ci siamo imbarcati per un ‘river boat tour ‘, con musica hawaiiana live cantata da un gruppo accompagnto da ukulele e ipu (i tamburi di zucca tipici hawaiani). A parte la vegetazione incredibilmente rigogliosa, non mi ha detto molto, è giusto servito come riempitivo.

Accesso al Fern Grotto
Accesso al Fern Grotto

Tre giorni a Kauai sono stati veramente pochi, ci spiace lasciare quest’isola da sogno…

BIG ISLAND o HAWAII

Il volo arriva a Honolulu in mezz’ora e quindi a Big Island in 45 minuti. Il primo giorno come sempre è un po’ perso, ora che si recupera la macchina, si prende possesso dell’albergo, si capisce come muoversi e da che parte dirigersi, la giornata non è finita ma quasi. Per la prima volta vediamo una inquietante distesa di lava nera, in alcuni punti lisci, in altri aspra e puntuta.

Tipi di lava
Tipi di lava

E’ in questa isola che ritroverò ciò che ho studiato e insegnato per anni sulle eruzioni vulcaniche e sui tipi di lava e questa cosa mi piace molto, ma i paesaggi così neri e desolati, quelli non mi piacciono tanto…

E’ anche l’isola in cui abbiamo sbagliato strada più volte alla ricerca di luoghi che avrebbero dovuto essere facilmente raggiungibili e che invece si sono dimostrati non così facili, e dove la polizia ci ha fermati, perché ad uno stop (in cui non c’era nessuno, a parte noi) non ci siamo fermati ma abbiamo solo rallentato! Messaggio ricevuto, staremo più attenti.

La prima spiaggia veramente bella, profonda, con acqua trasparente e azzurra, (come piace a me) a cui approdiamo è Hapuna Beach, dove facciamo bagni tranquilli anche perché è sorvegliata. Nel gruppo c’è una amica che ha il terrore di essere assalita da uno squalo e la spiaggia con life guard la tranquillizza!

Hapuna Beach
Hapuna Beach
Hapuna Beach
Hapuna Beach

E, dopo i bagni, un po’ di cultura hawaiiana! E’ la volta della visita al Puʻukoholā Heiau, un sito storico nella costa Nord Ovest di Big Island, che ospita uno dei più grandi heiau (templi) della Hawaii. Il sovrano Kamehameha il Grande, lo costruì per adempiere a una profezia di un sacerdote che gli disse che avrebbe potuto conquistare e unificare tutte le isole hawaiane se avesse costruito un heiau (tempio) sulla collina chiamata Puʻukoholā e lo avesse dedicato al dio della guerra. Il sovrano obbedì e lo costruì tra il 1782 e il 1791. Nel 1810 riuscì ad unificare le Hawaii. E’ un tempio enorme e pare che sia stato costruito passando le rocce di lava di mano in mano dalla valle di Pololū, a circa 25 miglia di distanza. Puʻukoholā, significa "collina della balena" in hawaiano, è anche un luogo panoramico per cercare le megattere durante i mesi invernali e primaverili. Noi ovviamente non abbiamo visto megattere, ma il luogo è veramente tranquillo.

Puʻukoholā Heiau
Puʻukoholā Heiau
Puʻukoholā Heiau (foto dal web)
Puʻukoholā Heiau (foto dal web)

Saliamo verso Hawi e da qui verso Waimea, lasciando la costa e muovendoci all’interno dell’isola. Il paesaggio cambia radicalmente, sembra di essere in Svizzera, mucche al pascolo, vallate verdi e dolci e fa freddo, incredibile ma fa proprio freddo! Intanto anche il tempo cambia e piove. Raggiunta Waimea, scendiamo verso Kailua Kona e il tempo migliora immediatamente e vediamo uno dei tanti arcobaleni di questa vacanza.

Verso Waimea
Verso Waimea
Verso Kailua Kona
Verso Kailua Kona
Verso Kailua Kona
Verso Kailua Kona

Un giorno decidiamo di fare il giro orario dell’isola, il programma sarebbe stato: Waimea, la Waipi’o Valley, le Akaka Falls e il Botanical Garden e Punalu’u Beach. Peccato che, arrivati a Waimea, ci sorprende il solito tempo da lupi accompagnato anche da nebbia fitta, quindi cambiamo il programma, abbandoniamo l’idea di andare a vedere la Waipi’o Valley perché non vedremmo nulla e ci dirigiamo verso Hilo e le Akaka Falls, sperando che nel frattempo la nebbia si diradi. Arriviamo all’ingresso del parco che ancora piove, camminiamo per 1 ora sotto la pioggia per raggiungere le cascate e la nebbia persiste… dobbiamo accontentarci di quello che riusciamo a vedere (non tantissimo a dire il vero!), ma il posto è comunque pazzesco, la vegetazione è più che lussureggiante, non trovo il termine giusto, verde, alta avvolgente, profumata, con radici aeree che cadono dall’alto e punteggiata di fiori gocciolanti, uno spettacolo nonostante la pioggia. In tutto ciò, ho un gran daffare a proteggere la macchina fotografica perché non posso stare sotto l’ombrello, come lo tengo se voglio fotografare? E nel contempo come faccio a non far bagnare la camera? E’ tutto un ‘metti nella borsa’, ‘togli dalla borsa’, comunque più o meno riesco sia a fare foto che a proteggere la mia Nikon.

Vegetazione all’Akaka Falls State Park
Vegetazione all’Akaka Falls State Park
Camminando verso le Akaka Falls
Camminando verso le Akaka Falls

All’uscita del parco, siamo bagnati fino alle mutande, ci comperiamo dei ricambi nei negozietti del paese e trasformiamo la macchina in uno stendino viaggiante …orrenda ma, di necessità…

Arriviamo al Tropical Botanical Garden e ci forniscono impermeabilini ed ombrelli (ma sotto quegli impermeabili si crepa!) perché continua a piovere.

Il parco è enorme, riusciamo anche a perderci perché le cose da fotografare sono tante e io impazzisco di gioia a guardare tutti quei fiori e quelle piante e siamo in riva all’oceano che oggi è tempestoso ma comunque affascinante e ci sono leggende da leggere su due rocce che una volta erano due giovani amanti che offrirono la loro vita per salvare la comunità dai nemici in avvicinamento trasformandosi nelle due formazioni rocciose all’ingresso della baia (mi affascinano queste leggende). Così ci chiamiamo ma, non ricevendo risposte, ci ritroveremo all’uscita.

Twin Rocks, gli Amanti di Kahali’i
Twin Rocks, gli Amanti di Kahali’i
Alcuni fiori
Alcuni fiori

Per rientrare, il nostro amico driver vorrebbe fare la Saddle Road che taglia all’interno l’isola e che è diritta e veloce ma sono già le 17.30 e ci viene assolutamente sconsigliato di farla perché non c’è illuminazione, alle quote più alte si può trovare pioggia e nebbia fitta che azzerano la visibilità e in molti tratti manca il segnale telefonico, per cui se capita qualcosa son problemi seri. Direi che ci hanno convinto.

Sulla strada del rientro ci fermiamo a Punalu’u Beach, una bella spiaggia nera con un sacco di gente locale con musica a palla e tre tartarughe che stanno depositando uova.

Ormai decidiamo che, per tornare a casa, continueremo il giro lungo costa (in pratica abbiamo fatto il periplo dell’isola). Ci fermiamo a cena in un posto lungo la strada, con musica da juke box (che credevo non esistessero più, e invece ci sono, più moderni, touch screen, ma ci sono!) biliardi e tavoloni di legno e qui scopro Kenny Chesney, un cantautore statunitense di musica country che mi fa allegria. Rientriamo a casa quasi alle 23, veramente stravolti (non oso pensare quanto stravolto sia il nostro amico guidatore, ma non vuole mai cedere il volante…)

Punalu’u Beach
Punalu’u Beach
Punalu’u beach
Punalu’u beach

A metà della vacanza ci trasferiamo nella zona di Volcano, passando però dal Pu’uhonua O Honaunau National Historical Park, una bella baia, ma non si può fare il bagno perché è un santuario, era un luogo di rifugio e di salvezza. Gli hawaiani che infrangevano un kapu una delle antiche leggi contro gli dei, potevano evitare una morte certa fuggendo in questo luogo di rifugio o "pu'uhonua, il prete lo assolveva ed era libero di andarsene. Era anche rifugio per i guerrieri sconfitti durante le battaglie.

Lasciamo questo luogo sacro e ci dirigiamo verso il nostro cottage a Volcano. Nonostante il navigatore, fornitoci dalla Dollar con la macchina, non riusciamo a trovare la strada, anche perché è in mezzo alla foresta (lo scopriremo dopo un po’ di giri).

La strada per arrivare al cottage
La strada per arrivare al cottage

Arrivati finalmente davanti all’ingresso, scopriamo che non sappiamo come entrare… devo chiamare Booking e parlare con Andrea che inizialmente mi dice “beata lei che è alle Hawaii” ma poi quando capisce il problema, si attiva per risolverlo e mi richiama nel giro di mezz’ora. La porta ha una combinazione per entrare, e la mail con il numero era stata mandata al nostro amico che però non aveva più guardato le mail dalla partenza… va beh, tutto a posto, siamo dentro, ed il luogo è veramente accogliente e intimo con le pareti in legno, un camino, libri sulla storia della Hawaii e sulla dea Pele (la potente divinità hawaiana del fuoco, dei vulcani, della lava dei fulmini e della danza) e grandi finestre da cui si vedono felci giganti.

Devo aprire una parentesi su questa dea (le leggende mi piacciono sempre da pazzi). Secondo la tradizione vive nel cratere del vulcano Kilauea e le eruzioni sono considerate una manifestazione della sua collera o comunque della sua presenza. La lava distrugge ciò che incontra, ma crea nuova terra fertile. Una superstizione avvisa i turisti di non portare mai via rocce laviche o sabbia vulcanica dalle Hawaii, chi lo fa senza permesso, sfiderà le ire di Pele e attirerà la sfortuna su di sé, fino a quando la pietra non verrà restituita. Allora, in questa vacanza avevo raccolto della sabbia nera per la mia collezione di sabbia in piccole bottigliette, mio marito, che aveva letto la leggenda prima di me, mi ha obbligato a restituire il maltolto, nel camino, visto che non avevo luogo dove altro metterla, e così la Dea Pele è entrata nella nostra vita!

Il tempo di sistemare le cose e andiamo subito al Jaggar Museum nel Volcanoes National Park per avere la vista sulla caldera del Kilauea che nella lingua locale, significa ‘nuvola di fumo che sale’. In effetti quando arriviamo, vediamo solo una nuvola di fumo nel mezzo della caldera, ma col tempo e il calar del sole, si vede il colore della lava che c’è là sotto. E’ veramente affascinante e, anche qui, scatto un sacco di foto.

Inizialmente si vede soprattutto vapore
Inizialmente si vede soprattutto vapore
Quando comincia a calare il sole, si inizia a vedere il rosso della lava incandescente
Quando comincia a calare il sole, si inizia a vedere il rosso della lava incandescente
Caldera del Kilauea
Caldera del Kilauea

Nel parco, oltre al cratere centrale ci sono le tipiche manifestazioni pseudovulcaniche: i Sulfur Banks con una puzza pazzesca di uova marce e dove i gas, ricchi di zolfo reagendo con l’ossigeno, creano cristalli di zolfo giallo brillante e minerali colorati come l’ossido di ferro che tinge la roccia di rosso (non ho resistito, la mia storia di prof di scienze e chimica si è ripresentata) e gli Steam Banks, emissioni di vapore

Sulfur Banks
Sulfur Banks
Steam  Banks
Steam Banks

Ci dirigiamo poi verso il Thurston lava Tube un tunnel di lava, formato grazie al flusso di magma caldo che ha attraversato le viscere del vulcano e si è fatto strada nelle rocce sotto la superficie terrestre. Questo fiume di lava ha creato pareti e soffitti solidi che restano immutati per migliaia di anni dopo che l’ultima parte della lava fluida è defluita. Non nego che mi fa un certo effetto camminare lì dentro…

Thurston Lava Tube
Thurston Lava Tube
Thurston Lava Tube
Thurston Lava Tube

Ci muoviamo seguendo la ‘Chain of Crater Road’ fermandoci a tutti i punti panoramici che troviamo. Le distese di lava che incontriamo sono in effetti molto “impressive” e si vede come la lava abbia aumentato la superficie dell’isola protendendosi nel mare

Panorama lungo la Crater Road
Panorama lungo la Crater Road
Panorama lungo la Crater Road
Panorama lungo la Crater Road
Arco di lava
Arco di lava

Avrei voluto andare a vedere il punto di fuoriuscita della lava in mare, ma scopriamo che è cambiato e attualmente è piuttosto lontano da dove siamo, in un terreno privato e per entrare bisogna pagare 100 dollari. Così niente, dovrò farne a meno, anche perché i nostri cinque giorni di permanenza sull’isola sono terminati.

Domani si vola a Maui dove ci fermeremo sei giorni.

MAUI

Il volo da Big Island a Maui è veramente breve, 20 minuti, recuperiamo l’ennesima macchina dalla Dollar e ci dirigiamo verso il nostro hotel a Lahaina parte Nord Ovest dell’isola.

Iniziamo il tour dell’isola partendo da Lahaina e andando verso Kapalua dove tutti sono contenti perché c’è un praticello con abbondante ombra e una zona con rocce dove si può fare snorkeling con soddisfazione.

Kapalua, Parte con le rocce per snorkeling
Kapalua, Parte con le rocce per snorkeling

Poi proseguiamo a piedi lungo il Kapalua Coastal trail che costeggia il mare con ville splendide (che fanno parte dell’hotel Ritz-Carlton) e che ci porta a Oneloa Bay, baia splendida dove nessuno mi ferma e mi ributto subito in acqua! Ci sono onde abbastanza grandi ma non sufficienti per fare surf che invece si fa durante l’inverno.

Oneloa Bay
Oneloa Bay

Dopo bagni e passeggiata, torniamo alla macchina e seguiamo la Kahekili Hwy che gira attorno alla parte Nord dell’isola. I panorami sono splendidi: spiagge o tratti di costa con pareti rosse e soprattutto mare dai colori e trasparenze incredibili.

Panorami lungo la Kahekili Hwy
Panorami lungo la Kahekili Hwy
Panorami lungo la Kahekili Hwy
Panorami lungo la Kahekili Hwy
Panorami lungo la Kahekili Hwy
Panorami lungo la Kahekili Hwy

Dopo il miglio 38, troviamo un sentiero, segnalato da tre massi tondi che porta al Nakahele Blowhole, scendiamo, sperando di vedere anche le Olivine Pools che dovrebbero essere lì vicino, ma non riusciamo a trovarle. Però il blowhole, quello si, lo troviamo! E fa dei getti di acqua di mare imponenti. Bello stare a guardare.

Proseguiamo fino a Wailuku e quindi rientriamo a Lahaina chiudendo l’anello.

Nakahele Blowhole
Nakahele Blowhole

La strada sale in quota e anche in questo caso il panorama cambia, sembra di essere in Svizzera con mucche al pascolo e chiesette coi tetti spioventi

Lungo la Kalehili Hgw quando si arriva in quota
Lungo la Kalehili Hgw quando si arriva in quota
Loro molto American Boys su quelle moto! Ma saranno comodi quei manubri così alti?
Loro molto American Boys su quelle moto! Ma saranno comodi quei manubri così alti?

La sera, girando per Lahaina, cerchiamo il Lahaina Banyan Court Park dove vive, dal 1873, il più grande baniano ‘Ficus bengalensis’ delle Hawaii, alto oltre 18 metri, occupa 8.000 metri quadri di superficie, così grande che non riesco a fotografarlo, un po’ anche perché è buio… Nel testo metterò una foto presa dal web. Ha enormi radici aeree che sono sostenute da pali infissi nel terreno.

Foto dal web da cui si capisce l’enormità del Baniano
Foto dal web da cui si capisce l’enormità del Baniano

Un altro giorno lo dedichiamo alla scoperta della parte Sud Ovest dell’isola. La nostra prima tappa è Oneloa Bay, spiaggia da sballo, con poche persone, onde importanti, acqua trasparentissima e vegetazione alle spalle per chi vuole l’ombra. Anche qui stiamo a riva a giocare con le onde, non ci allontaniamo dai primi metri anche se c’è una postazione per il Life guard con tanto di macchinina per muoversi rapidamente sulla spiaggia.

Da questa spiaggia, superando un piccolo promontorio verde, si arriva a Oneloa Little Beach, ovviamente piccolina, con nudisti e più gente che in quella grande, quindi ritorniamo da dove siamo venuti e ci godiamo la spiaggiona.

Oneloa Big Beach
Oneloa Big Beach
Oneloa Big Beach
Oneloa Big Beach
Oneloa Big Beach
Oneloa Big Beach
Oneloa Big Beach con promontorio che si può superare per raggiungere Little Beach
Oneloa Big Beach con promontorio che si può superare per raggiungere Little Beach
Oneloa Big Beach dal promontorio
Oneloa Big Beach dal promontorio

Dopo esserci fatti trasportare dalle onde un centinaio di volte, asciugati e rientrati in acqua e riasciugati, ci muoviamo verso sud a La Perouse Bay una zona con scogli neri tormentati che sono la testimonianza dell’ultima colata lavica

Zona di La Perouse
Zona di La Perouse

E poi c’è il giorno in cui si deve affrontare la famosa Road to Hana. Ci si sveglia alle 7, così per le 9 riusciamo a partire per Hana. La strada sappiamo essere lunga e non proprio agevole e poi ci sono un sacco di punti dove fermarsi per vedere cose nuove!!

Passiamo da Lower Pa’ia un paesino molto carino, con un sacco di surf lungo la strada, da qui inizia la Hana Road

Surf lungo la Hana Road
Surf lungo la Hana Road

Perché la Road to Hana sia stata chiamata Highway, non me lo so spiegare! E’ tutta a curve (600 e spesso a gomito, non le ho contate io ma è scritto!), e sui 56 ponti, è addirittura ad una corsia!! Gran parte del lavoro duro di scavo e costruzione dei ponti fu eseguito da squadre di detenuti e lavoratori locali nel 1920. La strada è rimasta sterrata per decenni e solo nel 1962 è stata asfaltata. Per percorrerla con relative tappe, abbiamo calcolato che ci vorranno circa 5/6 ore. Facciamo il pieno prima di partire perché abbiamo letto che non è facile trovare benzina lungo la strada e si parte!

Poco dopo il miglio 6 ( ci sono le pietre miliari i mile markers ai lati della strada che aiutano ad orientarsi) facciamo tappa ai Painted Trees, gli Eucalipti Arcobaleno. Una radura con una serie di eucalipti (chi ha l’olfatto sviluppato, può anche sentirne il profumo) con la corteccia più colorata che io abbia mai visto! Non c’è un vero parcheggio e lasciamo la macchina in un punto in cui non dia fastidio e scendiamo al volo per vederli e fotografarli da vicino, sono spettacolari!

Eucalipti arcobaleno
Eucalipti arcobaleno
Particolare di ramo
Particolare di ramo

La tappa successiva, un po’ dopo il miglio 9, è il Waikamoi Nature Trail un percorso che credevamo panoramico ma invece la foresta è talmente cresciuta che il panorama non c’è, ma in compenso si è circondati da vegetazione pazzesca. Però siamo un po’ delusi, volevamo vedere l’oceano… E siamo accontenti, proseguendo sulla strada, gli scorci che si vedono ad ogni curva, sono spettacolari, riesco a fotografare anche in movimento, perché la velocità è di circa 30 Km/h, quindi coi finestrini aperti e tempi brevi, le foto vengono comunque bene, oggi siamo fortunati, la giornata è splendida e i colori brillanti.

Panorama sulla Hana Rd
Panorama sulla Hana Rd
Su un ponte, un macchinario industriale di un vecchio zuccherificio (nella storica Hana Plantation). Quando l’industria zuccheriera venne progressivamente abbandonata, molti macchinari per la macinazione a vapore vennero lasciati sul posto e riassorbiti dalla vegetazione tropicale.
Su un ponte, un macchinario industriale di un vecchio zuccherificio (nella storica Hana Plantation). Quando l’industria zuccheriera venne progressivamente abbandonata, molti macchinari per la macinazione a vapore vennero lasciati sul posto e riassorbiti dalla vegetazione tropicale.

Lungo la Hana Rd ci sono innumerevoli cascate e ci fermiamo poco dopo il miglio11, alle Haipua’ena Falls e qui un bagno non me lo leva nessuno. L’acqua è fresca e la cascata sulla testa fa proprio piacere. Unica cosa: non voglio sfiorare il fondo coi piedi e quindi, a parte l’ingresso, dove necessariamente devo camminare, nuoto un po’ tutta rattrappita per evitare ogni possibile contatto, ma l’acqua è così fresca…

Raggiungiamo la Penisola di Keanae e decidiamo di scendere. E’ un luogo idilliaco con rocce nere e mare trasparente da un lato tranquillo e dall’altro agitato. Potrei stare delle ore a guardare le onde che si infrangono sulle rocce laviche nere e, mentre penso questo, vedo che si sono due signori seduti su seggioline da campeggio, in contemplazione. Non sono l’unica ad avere questo pensiero, allora!

C’è anche una bellissima chiesina, costruita con lava e malta di corallo, in mezzo a prati e palme e fiori a perdita d’occhio. Decidiamo di mangiare qui, in un baretto locale, un veloce hot dog e riprendere la strada.

Keanae peninsula
Keanae peninsula
Lato della penisola con oceano tranquillo
Lato della penisola con oceano tranquillo
Lato della penisola con onde
Lato della penisola con onde
Guardare e fotografare
Guardare e fotografare
Chiesina
Chiesina

Riprendiamo il viaggio e cerchiamo di fermarci ad altre cascate: il fattore discriminante è il parcheggio, di fatto riusciamo a fermarci dove troviamo spazio, altrimenti si guarda e si prosegue il percorso… comunque un altro bagno alle Puaa Kaa Falls (circa al miglio 22) riusciamo a farlo.

La sosta al Waianapanapa State Park è imperdibile, la spiaggia di ciottoli neri, scogli con archi di lava e vegetazione brillante verde chiaro è uno spettacolo, ennesimo bagno! Acqua calda e onde, molto divertente.

Arriviamo quindi a Hana, un paesino fatto da un gruppetto di case carine, di legno, colorate che danno su una spiaggia riparata, anche se rispetto a quanto visto fino ad ora, non è proprio niente di speciale.

Da qui, rientro diretto (senza rifare la Hana Rd) perché ormai è tardi. Arriviamo a Pa’ia alle 19 e regaliamo al nostro amico che ha guidato tutt’oggi, affrontando anche momenti da panico nella strada stretta, sulle curve in salita senza guard rail, una maglietta con la scritta “I survived the Road to Hana”!

Spiaggia di Waianapanapa
Spiaggia di Waianapanapa
Baia di Waianapanapa
Baia di Waianapanapa

Dopo 3 giorni a Lahaina cambiamo Hotel e ci spostiamo nella zona di Kihei e partiamo subito per salire sul vulcano Haleakala. La salita è ripida e ogni tanto ci fermiamo per guardare i panorami che si ampliano sempre di più e ad ogni stop aggiungiamo un capo ai nostri vestiti perché l’aria è veramente sempre più fredda, sì, perché si sale fino a 3.055 metri e, rispetto al livello del mare, ci sono circa 30° di differenza! Mentre saliamo vediamo dei gruppi in bici che scendono a rotta di collo: è il Downhill una disciplina in cui affronti la discesa in bicicletta a tutta birra, a dire il vero, mi fanno un po’ paura.. Salendo sforiamo le nuvole che restano sotto di noi, come quando in aereo parti con il cielo coperto e in quota ti ritrovi col sole! E soprattutto la vista si apre su una quantità di coni vulcanici di tutte le dimensioni e colori: rosso, giallastro, marrone, tutto circondato da vegetazione verde e da una splendida pianta protetta dalle foglie argentee: la Haleakala Silverswood fiorisce una sola volta all’anno ed è bellissima, così brillante sulla roccia nera. Ci fermiamo un po’ a guardare e fotografare perché le nuvole si spostano e mutano il paesaggio. Fa freddo nonostante le giacche, ma resistiamo, cerchiamo di trovare angolini riparati da cui guardare il paesaggio. E’ un vulcano “dormiente” quindi non c’è attività di lava a vista come nell’altro vulcano, il Kilauea, ma possiede una camera magmatica che ancora viene alimentata, quindi potrebbe eruttare prima o poi (speriamo poi!)

Salendo sul vulcano Haleakala
Salendo sul vulcano Haleakala
Salendo sul Vulcano Haleakala
Salendo sul Vulcano Haleakala
Vulcano Haleakala
Vulcano Haleakala
Vulcano Haleakala
Vulcano Haleakala
Nel cratere del Vulcano Haleakala
Nel cratere del Vulcano Haleakala
Haleakala Silverswood
Haleakala Silverswood
Haleakala Silverswood
Haleakala Silverswood

Quando scendiamo dal vulcano, ci fermiamo in un graziosissimo paesino, Makawao, con case colorate e un sacco di negozietti dove faccio qualche acquisto.

Makawao
Makawao

L’ultimo giorno sull’isola lo dedichiamo all’escursione al cratere di Molokini. Partiamo da Ma’alaea con un grande catamarano che regge bene l’onda lunga che ci accompagna nel percorso. Noleggiamo l’attrezzatura per fare snorkeling e anche una maglia-muta (in realtà non servirà perché l’acqua non è fredda). Arrivati, facciamo snorkeling nuotando con un sacco di pesci colorati, mentre i ragazzi del catamarano, su canoe, controllano che non ci siano squali nelle vicinanze. Niente squali ma tartarughe! Così nuoto con loro, (ci provo!) ma sono ben più veloci di me.

Molokini
Molokini
Ultima passeggiata sulla spiaggia Keawakapu al tramonto, domani si riparte
Ultima passeggiata sulla spiaggia Keawakapu al tramonto, domani si riparte

OHAU NORTH SHORE

Le mie vacanze sono agli sgoccioli! Mancano solo gli ultimi 3 giorni da trascorrere a Ohau nella parte Nord. Dopo l’atterraggio a Honolulu, prendiamo la macchina e raggiungiamo l’Hotel nella zona di La’ie: la strada, la Kamehameha Hwy è molto bella con mare da un lato e montagne simili alla Na Pali Coast dall’altro.

Montagne ai lati della strada
Montagne ai lati della strada

La sera festeggiamo il mio compleanno in un ristorante molto carino, Ola at Turtle Bay Resort, che avevo adocchiato prima di partire, direttamente sulla sabbia, con splendida vista sull’oceano. Leggo che oggi non esiste più, e che l’hotel è diventato un Ritz-Carlton. Peccato, avevamo mangiato bene ed era stato un compleanno felice.

Il giorno seguente decidiamo di partire da Laie e seguire la Kamehameha Hwy fino ad Haleiwa. Facciamo subito una tappa, dopo Turtle bay, a Sunset Beach: splendida, enorme, dorata, senza gente e con mare trasparente e tranquillo.

Sunset Beach
Sunset Beach

Ci ripromettiamo di tornarci per il tramonto e proseguiamo. Lo stop successivo è a Sharks Cove un nome inquietante, ma di squali nemmeno l’ombra (per fortuna!), qui niente spiaggia ma scure rocce puntute

Sharks Cove
Sharks Cove

Saliamo a Waimea Valley, una passeggiata piacevole in mezzo ad alberi giganteschi e fiori tropicali. Arriviamo alla cascata. Vuoi non fare l’ennesimo bagno nel laghetto sotto la cascata? Certo che no! E allora eccomi li’ a nuotare, peccato mi obblighino a mettere un salvagente a giubbetto che mi strozza, così dopo un po’ me lo levo, ma mi infastidisce portarmelo appresso (preferivo i bagni non controllati sulla Hana Rd). Mangiamo un ottimo panino all’interno del parco e poi proseguiamo per Haleiwa.

Waimea Valley
Waimea Valley

Haleiwa è una cittadina di surfisti con negozi molto belli ma anche cari…

Tappa obbliga è Matsumoto, dove si deve mangiare la granita con gelato e crema di fagioli sul fondo, squisita! Non ci credevo finché non l’ho provata, la crema di fagioli sembra cioccolato.

Si deve fare la coda per entrare e sembra un po’ una catena di montaggio, mi aveva un po’ intimidito, non facile scegliere e qualcuno del gruppo ha osato provare la combinazione Rainbow, effettivamente molto colorata!

Mentre sei in coda scegli il tuo shaved Ice
Mentre sei in coda scegli il tuo shaved Ice
Ecco  la Rainbow combination con beans (sul fondo)!
Ecco la Rainbow combination con beans (sul fondo)!

Dopo Matsumoto e un giretto per il paese, torniamo indietro e ci fermiamo a Waimea Bay, dove c’è una spiaggia bellissima ma anche una mega roccia, Big Rock appunto, da cui i ragazzi si lanciano con un bel salto nel mare, io no, mi limito a fotografarli e a fare il bagno nella acque azzurre della baia.

Waimea Bay
Waimea Bay
Big Rock
Big Rock

Rientrando verso casa, ci comperiamo delle birrette e delle noccioline e ci fermiamo a vedere il tramonto a Sunset Beach che ovviamente non delude, ma anche questa volta il raggio verde non l’ho visto!

Tramonto a Sunset Beach
Tramonto a Sunset Beach

L’indomani ritorniamo a Honolulu, alla sera avremo i voli di rientro via Los Angeles, New York e finalmente Milano per un totale di circa19 ore di volo, arriveremo come larve, lo so, ma intanto ci godiamo l’ultima giornata andando verso la zona di Kaneohe facendo la strada costiera. Vediamo spiagge bellissime, con acqua trasparente del colore che piace a me. Peccato non poter fare i bagni perché le valigie sono chiuse, avrei dovuto tenere un cambio a portata, ma pazienza, questa volta davvero mi limito a fotografare.

Zona di Kaneohe
Zona di Kaneohe

Considerazioni

E’ un viaggio facile da organizzare, lo è stato nel 2013, quando l’ho fatto io, a maggior ragione lo è oggi. Voli e hotel prenotati da noi. Bisogna fare l’ESTA per entrare negli States e scaricare la App CBP MPC (Mobile Passport Control), una app ufficiale del governo degli Stati Uniti per velocizzare i controlli dei passaporti negli aeroporti americani (si fa lo stesso un po’ di fila, ma più rapida di quella dove confluiscono tutti quelli che non hanno scaricato questa applicazione)

Il nostro soggiorno alle Hawaii è stato ripartito in questo modo:

2 gg Ohau

3 gg Kauai

5 gg Big Island (3 gg a Kailua 2 gg a Volcano)

6 gg Maui (3 gg Lahaina 2 gg Wailea )

3 gg Ohau North Shore

Direi che l’unica cosa da riconsiderare, è stata la permanenza troppo risicata a Kauai, avevamo sbagliato, ritenendo che, data la superficie piccola, 3 giorni bastassero, invece l’isola è splendida, ci sarebbero percorsi da fare interessanti e comunque anche solo contemplare i paesaggi senza dover correre sarebbe più appagante.

La storia geologica delle Hawaii è affascinante, e spiega la diversità dei paesaggi e i fenomeni che si possono vedere nelle isole. Non ho osato dilungarmi nelle spiegazioni per non tediare chi legge, ma ci sono video su You Tube che ne spiegano la formazione ad esempio come si sono formate le Hawaii se per caso interessasse…

Al ristorante tutte le porzioni sono giganti e questo in parte spiega, credo, il sovrappeso della maggior parte degli hawaiani, noi spesso ci dividevamo i piatti o mangiavamo in casa, perché, per stare insieme (eravamo 6), abbiamo optato per l’affitto di appartamenti.

Le macchine a noleggio della Dollar sono sempre state perfette e nuove, tutte Chrysler o Dodge e il servizio navetta puntuale.